Benessere & denaro

«Il motivo principale per cui la gente ha problemi finanziari è perché ha trascorso anni a scuola senza imparare nulla sul denaro. In questo modo impara a lavorare per il denaro… e non impara mai a far lavorare il denaro per se’»

Robert Kiyosaki, scrittore e formatore, si è ritirato dagli affari a 47 anni, dopo aver compreso qual’è la strada giusta per raggiungere la libertà finanziaria. E la descrive in decine di libri diventati dei best seller internazionali, come “Padre ricco padre povero” o “A scuola di business”.

Kiyosaki spiega la differenza esistente tra quattro figure base: il dipendente, il lavoratore autonomo, il titolare d’impresa, l’investitore.

Più o meno, chiunque può riconoscersi in una di queste quattro categorie, che esprime valori, abilità, obiettivi e guadagni diversi. In ogni caso, non si tratta di classi “chiuse”: il passaggio dall’una all’altra delle categorie può essere voluto o subito, ma di certo è possibile diventare imprenditore o mettersi in proprio come libero professionista dopo una lunga carriera da dipendente; più difficile è tornare a essere un dipendente dopo un periodo di attività autonoma o imprenditoriale, semplicemente perché un contratto da lavoratore dipendente per chi ha più di 40/45 anni è un’opportunità in rapida via d’estinzione. D’altro canto, un giovane può non essere attratto dal mito del posto fisso perché sta coltivando un’idea imprenditoriale che promette un grande business, salvo trovare i capitali per l’investimento iniziale e un concreto sbocco sul mercato. Per i giovani e meno giovani che, per le più svariate ragioni e motivazioni, hanno nel mirino il concetto dell’autoimprenditorialità, qual è il settore che offre le migliori possibilità? Le statistiche degli ultimi 2-3 anni dicono che l’unico comparto in crescita costante è quello della vendita diretta, attraverso il sistema del network o social marketing. La vendita diretta, organizzata da consumatori che a loro volta diventano “distributori”, ha successo proprio perché si basa sulla più elementare forma di pubblicità: il passaparola.

Ed è alla portata di tutti: non richiede investimenti iniziali, può essere svolta con impegno di tempo modulabile, favorisce la creazione di buone relazioni tra le persone, abbatte i costi dei prodotti perché elimina le fasi intermedie della distribuzione. Anche le aziende produttrici di beni di largo consumo, distribuiti in supermercati e negozi, affidano la comunicazione di prodotto al social marketing su Facebook o Instagram. E’ ovvio: tutti noi usiamo i social network per dire cosa “mi piace”, condividendo gusti, passioni, esperienze. Perché non trasformare la nostra propensione al passaparola in un’attività professionale?

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