Black Friday, la festa del degrado

Usanze veramente ma veramente insignificanti come Halloween hanno trapassato l’oceano per contagiare intere popolazioni nostrane, una volta santificavamo i defunti adesso… manco di espressioni in merito, ma con la stratosferica e degradante fenomenologia sociale del Black Friday si superano i confini della disumanità.

E’ vero che basta lanciare il pulcino pio per vedere gente ballare e fischiettare, o il ballo del qua qua… però qui non si tratta solamente di scimmiottare usanze e costumi ma di alimentare a dismisura il già inutile sperpero consumistico mondiale invasando una marea di vittime compulsive a comprare futilità di tutti i generi, è veramente la festa del consumismo compulsivo, una gravissima carenza sociale di un paese che malgoverna il mondo, popolandolo di valori distruttivi, il paese dei guerrafondai, dell’inquinamento, dello sfruttamento, dei falsi miti di un presunto successo, dei valori legati solamente all’avere e al possedere, al conquistare, al vincere non importa come, dell’inutile rincorsa ad una inutilità quotidiana!

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Riusciremo con tutte le nostre storiche sorgenti umanistiche, rinascimentali, illuministiche, romaniche, etrusche, longobarde o pompeiane che siano, ad immunizzarci da queste porcherie? a considerarle un indegno canale di condizionamento delle masse per alimentare a dismisura le presunte esigenze, in un momento in cui le crisi si allargano a tutti gli strati e a tutti i livelli richiedendo con estrema tempestività un recupero della capacità di risparmio, controllo e disciplina domestica ed economica???

Queste gravissime devianze che avvengono drammaticamente su scala MONDIALE sono purtroppo il termometro di una febbre pericolosissima che sta ammorbando l’umanità a livello globale, con la compiaciuta complicità di un qualsivoglia ente di controllo. Non dico che il Black Friday sia la peggiore delle calamità naturali, sia chiaro, ma ci tengo ad evidenziare con estrema severità la pressione mediatica e pubblicitaria per inoculare anche nelle nostre abitudini una tradizione figlia di un sistema che per sua natura non ci appartiene ma, evidentemente, è più forte del nostro e soprattutto ne conosce le debolezze.

Un giorno ci fanno una testa con l’inquinamento, il riscaldamento globale, le problematiche ambientali e poi? E’ questa la politica delle masse? Deprimerle con il degrado ambientale e poi, anzichè prendere provvedimenti, accordi, anzichè canalizzare le energie per modificare la abitudini consumistiche, definire politiche basate sulla gestione delle risorse a tutti i livelli, viene sfruttato l’effetto compulsivo che deriva dalla depressione ingenerata? Capolavori dell’ipocrisia politica! E siamo solamente di fronte ad una futile, per quanto deprimente, tradizione!

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Ci sono tanti modi di essere governati: da un governo, da una credenza, un’abitudine, una ideologia, una motivazione, una tradizione… cerchiamo piuttosto di attingere a delle buone tradizioni, se proprio vogliamo innovare, crescere socialmente, migliorare. Attingere magari alle profonde radici di tradizioni storiche d’oriente, esplorare la capacità di ascolto di un nativo delle foreste o di un nomade del deserto, riscoprire il silenzio, le stelle, la luna o le nuvole, festeggiare quotidianamente la luce del giorno, ringraziare chi ci ha donato tutto questo per sentirci già sufficientemente ricchi e felici.

Ecco, questo potrebbe essere il vaccino, l’antidoto contro queste pressioni, queste tentazioni che avviliscono la società umana relegandola ai livelli di un qualunque gregge, sfruttato e sottomesso.

Paolo Goglio

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