DUE dei TRE: Cose Ordinarie

Va dove ti porta l’anima. Quanto l’anima persegue è la più elevata sensazione d’amore che si possa immaginare. E’ questo il desiderio dell’anima. E’ questo il suo scopo. L’anima va in cerca delle sensazioni. Non della conoscenza, ma delle sensazioni. Possiede già la conoscenza, ma la conoscenza è concettuale. Il sentimento è basato sull’esperienza. L’anima vuole sentire se stessa nelle proprie esperienze.

Un solo unico scopo in questa vita.

Evolvere.

Spostarsi da posizioni consolidate ma ormai superate, a livelli di consapevolezza superiori.

Per poter raggiungere la consapevolezza bisogna prima cadere per acquisire la forza necessaria a catapultarci al livello successivo.

Le cadute sono necessarie per raggiungere questo obiettivo.

O almeno lo era fino a ieri.

Questo vale non solo per gli individui, ma anche per le società. Guerre, crisi economiche, rivoluzioni hanno depresso l’umanità per consentirle di crescere, intere generazioni si sono sacrificate per aprire le porte dell’evoluzione alle discendenze.

“La più grande ricerca umana è capire cosa si deve fare per diventare esseri umani” (Kant).

L’essere umano è un insieme di pensiero ed emozione.

L’unione dei miei pensieri forma la mia mente.

La mia mente è nel mio cervello, nel mio cuore, nella mia pancia e in tutte le mie cellule.

Nel mio DNA sono sigillate le esperienze delle mie vite, dei miei genitori, dei miei avi. Tutto è scritto in questo diario a doppia elica, tranne l’ultima pagina. La pagina di adesso.

“…vivevo di profilo, non di faccia. Una sera trovai in fondo a un boccale di birra un pezzetto di carta con sopra scritto: – Volta Pagina –

Mi affrettai a riempirne un altro per non pensarci su.

Ricordo che il giorno seguente seguii alla lettera quel consiglio…”

Ecco l’evoluzione. Conta solo come sono oggi. Non come sono stato ieri. L’esperienza di ieri mi è servita a cambiare, a migliorare, con intelligenza. Adesso sono la somma di tutte le mie esperienze, dei miei pensieri e delle mie emozioni.

Per questo alcuno deve giudicare qualcuno in base a quello che ha fatto in passato. Il passato ormai non esiste più: è servito solo per arrivare all’ adesso, a quello che sono oggi, nel presente.

Quindi, se proprio voglio dare un parere su una persona, devo prima liberare la mia mente dai ricordi che ho su quella persona e “sentirla” in base a come la percepisco adesso. Questo significa veramente “perdonare”. Il giudizio deve essere bandito.

Il giudizio distrae la mente dalla sua attenzione.

Il giudizio è una delle più importanti aberrazioni umane, frutto di millenni di acquisizioni malate.

Il giudizio svilisce la propria autostima, distrugge anche la fiducia in sé stessi.

Il giudizio è in primo luogo rivolto a se stessi, quando non ci si accetta e ci si giudica.

Il giudizio sopprime l’amore. Vincola le persone all’oblio.

Non avrò mai perdonato qualcuno che mi ha fatto uno sgarbo finché non ricorderò più quale sgarbo mi ha fatto. Allora intimamente l’avrò perdonata. Il passato è passato. Il futuro non esiste ancora: c’è solo nella mente “malata”, condizionata dal passato, che lo crea in base ad esperienze trascorse, lo vincola, lo imprigiona in pensieri preformati, ingabbiati, pilotati.

Una recente corrente della biologia genetica, chiamata Epigenetica, afferma che l’ambiente influenza e anche modifica il dna delle mie cellule. Ne sono intimamente convinto. Ma aggiungo: Chi o cosa crea continuamente l’ambiente in cui vivo?  Non può essere altro che la mia stessa mente, cioè l’insieme di tutti i miei pensieri, che poi è lo spirito.

Ciò che è più collegato a Dio.

Una forma di ambiente è anche il corpo, veicolo attraverso cui realizzo esperienze che mi procurano emozioni.

Non possiamo sinceramente dire che vediamo il mondo come obiettivamente è. Non c’è una valutazione completamente obiettiva di nulla, perché la nostra valutazione di qualsiasi cosa ha a che fare con le nostre esperienze precedenti e le nostre emozioni. Ogni cosa porta con se un peso emozionale. L’anima è il registratore di tutte le esperienze che possediamo a livello emozionale.

Continuiamo a fare e rifare l’esperienza delle cose che non possediamo ancora emozionalmente in questa vita, ma non riusciamo a evolvere come persone appassionate, entusiaste.

Se perseveriamo a sperimentare le stesse emozioni, non evolviamo e non ci eleviamo, ma rimaniamo ancorati al nostro destino genetico.

Le persone appassionate superano il destino genetico e storico, superano le proprie limitazioni e le inclinazioni emozionali.

Uno straordinario nuovo modello di pensiero in cui si ama ciò che è astratto più che la dipendenza dalle emozioni già conosciute. Se lasceremo andare il vecchio, allora avremo emozioni nuove di zecca, affascinanti, grandiose e inimmaginabili. Significa ricercare la conoscenza senza alcuna interferenza da parte delle nostre dipendenze. Attiveremo nuove sinapsi tra i neuroni all’interno del nostro cervello.

A questo punto la comunicazione avviene come quella di un neonato: i suoni che emette e i suoni che sente sono cose diverse in momenti diversi.

Questo è un miracolo. Perché accade al di fuori delle convenzioni, di ciò che è socialmente, scientificamente religiosamente, accettabile e accettato.

Per arrivarci dobbiamo superare gli stati consueti emozionali in cui viviamo quotidianamente. Dobbiamo creare emozioni che non sono ancora nate,  fertilizzare il domani.

DUE dei TRE: Cose Ordinarie
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