Giudizio, un’ossessione

Da sempre siamo abituati a GIUDICARE ciò che è bene e ciò che è male, il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto, e così via.

Tutta una serie di giudizi continui, ossessivi, quasi compulsavi. Un modo d’essere che ci imprigiona alle sue inesorabili ganasce. Mai un attimo di tregua da questa magnifica ossessione che si chiama: giudizio.

Giudichiamo soprattutto noi stessi e i nostri modi di fare, spesso in maniera brutale, quasi senza ritorno, senza possibilità di perdono o una minima parvenza di accettazione.

Poi ci sono gli altri, tutti sottoposti continuamente al nostro giudizio, sia che facciano bene, sia che facciano male.

Poi ci sono le situazioni, gli eventi, gli accadimenti della vita: anch’essi vengono sempre e costantemente giudicati secondo il nostro metro (o metodo?) di giudizio.

E’ una autentica prigione! Non se ne esce. Non si scappa. E’ così e basta.

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Non si riesce più a respirare un’aria che non sia “bollata e bollita” dal giudizio. Aria fritta che puzza di stagno stagnante.

Che strana cosa questa. Eppure ormai, dopo tanti secoli di giudizi, la nostra mente sa ormai perfettamente cosa significhi tutto quanto, perché ormai ha SPERIMENTATO tutto, proprio tutto, ogni opposto ed ogni opposto dell’opposto, tutto, inesorabilmente tutto.

Allora perché continuare ad insistere in qualcosa che ci rende insopportabile la vita e quasi ce la fa odiare? La vita, la cosa più bella che ci sia?!?

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E’ inutile e controproducente giudicare qualcosa che già si conosce bene, poiché l’umanità ha già sperimentato gli effetti di qualsiasi cosa, dalle opere caritatevoli fino alle guerre.

Faccio un esempio: Conosciamo bene gli effetti che produce un comportamento disonesto nei confronti delle persone, giusto? Allora è forse inutile giudicare un tale come disonesto, quando poi non conosciamo il suo vissuto soggettivo e quindi il perché si comporti in quel modo. Neppure sappiamo dove si collochi questa persona nel grado di evoluzione dell’anima. Allora è inutile, ma soprattutto distruttivo giudicare. Dovremmo forse bandire il giudizio e provare ad osservare meglio, ad accettare anche questo individuo come parte del tutto, pur con le sue limitazioni. Ovviamente in modo consapevole e vigile, in modo da non rimanere intrappolati in quella sua disonestà anche noi.

Quindi osservare senza giudicare.

Proviamo almeno per un giorno a non lasciare che un qualsiasi giudizio entri e invada la nostra mente. Sappiamo che tutti i pensieri sono concatenati (vedi articoli “Uno dei Tre”, Due dei Tre”, Tre dei Tre”) e quindi un pensiero giudicante richiama un altro del medesimo genere, e via così, fino a rendere reale il giudizio.

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Partiamo allora dal fatto che “Tutto va bene così com’è” perché c’è un disegno nascosto dietro ad ogni cosa che noi, in questo momento non vediamo. E quando dico tutto, intendo dire qualsiasi cosa, anche quelle che rifiutiamo dal profondo del nostro intimo sentire. Osserviamole e basta, senza giudicarle. Sappiamo che non fanno più parte del nostro modo di essere, anche se ancora ci circondano e ancora ci provocano.

Le lasceremo andare solo in questo modo: EVITANDO DI ASSEGNARGLI L’ENERGIA DEL GIUDIZIO. E il pensiero è una grande forza, una meravigliosa energia!

Se riusciamo a liberare la nostra mente, anche per una sola ora, da ogni pensiero “giudicante”, ci sentiremo meglio, più liberi, più leggeri, meno stanchi psicologicamente.

Il pensiero giudicante è una potente forma di energia che ci domina e ci mantiene bloccati.

Lo so, eliminare questo tipo di pensiero non è cosa facile perché è entrato a far parte del nostro DNA, del nostro esistere.

Ci vuole una grande forza di volontà, a meno che non proviamo ad agire astutamente depistando la mente, proprio come si fa quando “si gioca”.

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Rendiamolo un gioco, con tanto di regole. Un gioco che facciamo con noi stessi per divertirci, per fare qualcosa di diverso e, soprattutto, per sperimentare qualcosa di diverso, di nuovo, mai fatto. Per provare il piacere, la grande soddisfazione che ne deriva. E’ un’emozione nuova, molto intensa, liberatoria.

Quando si giudica, si è in tensione, sempre in tensione, una tensione che non ci abbandona e che mantiene la mente sotto stress. Ormai ci siamo tristemente abituati a questo. Una consuetudine che ci toglie purtroppo la voglia di vivere, senza essere soltanto dei sonnambuli.

Ripeto: all’inizio è bene farlo come un gioco. Poi, qualora diventasse un modo d’ essere, allora veramente si attuerebbe il rovesciamento della mente e la sua conseguente liberazione da una grande schiavitù.

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Non abbiamo neppure idea, ora, di cosa significhi vivere “senza il giudizio”: E’ la forma più elevata di libertà. E’ un dono grandioso che facciamo a noi stessi per aprire le porte alla felicità. Prima però si passerà attraverso una sottile quanto intensa serenità interiore. E quando c’è la calma, c’è tutto. Perfino la salute dipende dalla propria serenità mentale. La tranquillità è propria dell’anima: l’anima è sempre calma.

Quindi allineare la mente all’anima significa “aggiustare” il corpo.

Inutile dire che la gioia conseguente sarà immensa.

Il giudizio infatti mina soprattutto il rapporto con il proprio sé perché, in sostanza, il giudizio alla fine è rivolto proprio verso e contro se stessi.

Giudicando un’altra persona o un evento non facciamo altro che proiettarlo al di fuori di noi per sperimentare una nostra creazione, quello che in realtà è solo una nostra creazione. Una creazione della nostra mente che la nostra mente vive all’esterno. La mente inconscia sa perfettamente ciò, ma, non comunicando con la mente conscia (come accade nella consuetudine), non è in grado di avvertirla della distorsione, dell’errore di sistema in cui essa si dibatte. Da ciò ha origine l’illusione di una “realtà reale”.

Una realtà erroneamente considerata reale che ci turba e non ci permette di vivere una vita piena, serena, gioiosa.

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In fondo eliminare un giudizio vuol dire eliminare un pensiero preconfezionato circa qualcuno o qualcosa. E’ poi soltanto un preconcetto e non un concetto, un’idea nuova. L’idea antica è un’idea-promotore che aleggia nell’aria, che galleggia nell’etere, confezionata quasi sempre da altri, da una mente collettiva. Non è un’idea NOSTRA, autenticamente nostra. Soprattutto non è un’idea del presente: è un’idea del passato, che appartiene al passato, perché si nutre di esperienze ed emozioni vissute in un altro momento e di cui  ha ricordo. Sono proprio le idee del passato che agiscono sui pensieri che saranno poi futuri. Pertanto nel presente la nostra mente STA SOLO DORMENDO e non si accorge dei mutamenti continui delle cose.

Cancellando un pensiero giudicante dalla nostra mente “gettiamo via la spazzatura”. Facciamo nuovo spazio, creiamo un territorio vergine, purificato e pulito, su cui ricominciare da zero.

Ricominciare da zero significa ripartire proprio dall’Energia del Punto Zero (quella così definita da alcuni fisici quantistici) che è poi l’Energia dell’Amore, l’Armonia Universale.

Questa è Libertà.

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