Horror game

“La prima speranza di una nazione è riposta nella corretta educazione della sua gioventù”
(Erasmo)

Leggo queste parole e penso a ciò che, in questo momento, viene proposto dai principali canali di informazione.
Che tipo di educazione ricevono i giovani d’oggi?
Cosa sono in grado di trasmettere gli adulti immersi in un continuo effetto di distruzione?

Partendo dal meteo quotidiano, al costante terrorismo sull’economia in crisi fino alle macabre notizie diffuse in rete e sui telegiornali, possiamo dichiarare apertamente che il mondo è un disastro continuo.

E se nelle scuole venisse insegnato, per esempio, il potere delle parole e della comunicazione verbale e non verbale, l’intelligenza finanziaria, la forza delle emozioni come ricchezza per vivere la vita in modo più consapevole? Come pensate sarebbe il mondo? Certo, bisognerebbe cambiare in maniera radicale il programma di studi nazionale, istruire gli insegnanti ad una maggiore consapevolezza, ribaltare il sistema … e poi … che succede? Meglio lasciare tutto com’è, nella bieca inconsapevolezza di non riuscire neppure a rendersi conto di quanto valore c’è nelle emozioni. Meglio soffocare le idee e le ideazioni mandando in onda, durante il pranzo, la cena o prima di andare a dormire, scene da film dell’orrore cosicché possano essere replicate. Molto meglio avere giovani soffocati da video games dove più uccidi più prendi punti.

Eppure questo quadro dai colori funerei viene, ogni tanto, colorato di luce da insegnanti che amano ciò che fanno e che portano valore ai loro allievi: io li conosco. Si mettono in discussione partecipando a corsi di formazione per aumentare la loro consapevolezza. Scrivono libri, stimolano gli studenti a guardare il mondo da un altro punto di vista e discutono con i superiori per far sì che la scuola possa aprire nuovi orizzonti.

Ecco, per esempio, cosa accade al Nueva Learning Center, una scuola privata americana che offre quello che può essere considerato un “corso modello di intelligenza emotiva”

“E’ uno strano gioco di ruoli che si svolge in una quinta elementare, tra quindici alunni seduti in cerchio sul pavimento con le gambe incrociate nello stile dei pellirosse. Quando l’insegnante li chiama per nome, i bambini non rispondono con l’inespressivo “presente” in uso nelle scuole, ma con un numero che indica come si sentono; “uno” significa essere giù di corda, “dieci” sentirsi pieni di energia.
Oggi il morale è alto:
“Jessica”
“Dieci. Sono su di giri. E’ venerdì”
Patrick”
“Nove. Sono eccitato, un po’ nervoso”
“Nicole”
“Dieci. Sono serena e felice …”

Questo esempio, che prendo a prestito dal libro “Intelligenza Emotiva”, potrebbe essere praticato da qualche insegnante che legge questo breve articolo, con l’augurio che si espanda come un virus in tutte le scuole di ogni regione della nostra splendida Italia. E’ un inizio!

Lucia Merico – Spiritual coach

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