Il picco dell’elio

Gli scienziati oggi lanciano l’allarme: di elio ne abbiamo solo una quantità limitata, e non è il caso di continuare a sprecarne.

Davvero tesissima questa storia: dopo il picco del petrolio, quello del mercurio, quello del litio, e quello di molte altre materie prime, sembra che stiamo raggiungendo anche il picco dell’elio.

Pur essendo il secondo elemento più abbondante dell’universo visibile, l’elio ha la curiosa caratteristica di scapparsene via. Ovvero, è talmente leggero che la nostra atmosfera non è in grado di trattenerlo, così è libero di volare verso lo spazio. Poetico, ma anche scomodo: di elio abbiamo bisogno per la criogenica, la cui applicazione principale è nelle Risonanze Magnetiche; poi in molte altre applicazioni mediche ed industriali tra cui il volo spaziale.

L’elio reperibile sul pianeta è quindi solo quello rimasto “intrappolato”, per decadimento da uranio e torio: e indovinate dove? Nel gas naturale, da cui è estratto tramite distillazione. La gran parte di tale sostanza si trova negli States, e conservata ad Amarillo in Texas, la “città dell’elio”. Gli Stati Uniti hanno sempre mantenuto la politica dei prezzi bassi, e quindi il prezioso elio è usato in molte applicazioni superflue, tra le quali i famosi palloncini dei bimbi.

Gli scienziati oggi lanciano l’allarme: di elio ne abbiamo solo una quantità limitata, e non è il caso di continuare a sprecarne. Qualcuno ha detto che ogni volta che viene gonfiato un palloncino, il risultato di miliardi di anni di decadimento di migliaia di tonnellate di roccia se ne va dal pianeta, per sempre. Fa pensare. Anche perché l’unica alternativa che ci rimarrà, una volta esaurito, sarà andare a prenderlo su Giove: proprio un pessimo EROE.

Foto – Flickr

Fonte: http://petrolio.blogosfere.it/2012/09/storie-tese-il-picco-dellelio.html

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