Il Rinascimento

All’Umanesimo si accompagnò la straordinaria fioritura delle arti e del pensiero cui si da il nome di Rinascimento.
Nell’Italia di questo periodo, e soprattutto a Firenze, vi fu una straordinaria concentrazione di ingegni, molti dei quali apportarono delle rivoluzioni riguardanti le loro discipline.
E’ impossibile spiegare il Rinascimento con un causa unica, ma occorre rifarsi ad un insieme di fattori, le condizioni di libertà delle città italiane, la concentrazione di attività artigianali e industriali, lo sviluppo dello studio del diritto romano, la ricchezza di opere di autori antichi nelle biblioteche.
Il fallimento della politica dell’equilibrio e l’invasione dell’Italia portarono, con Machiavelli e Guicciardini, a una lucida ed accurata indagine sui moventi che guidano l’operare degli uomini.
Per Guicciardini la storia è un’elencazione di fatti ma una spiegazione intellegibile degli eventi umani condotta alla luce della convinzione che il comportamento dell’uomo sia dominato da motivazioni non ragionevoli.
machiavelliMachiavelli la cui opera è alla base della riflessione politica moderna, cercò di individuare alcune leggi immutabili:gli uomini sono guidati soltanto dal proprio interesse e dal loro agire è escluso ogni intervento divino; la virtù del politico consiste nell’intelligenza dei comportamenti umani.
Egli constatò l’assenza della morale nelle leggi che governano le azioni politiche ed esaltò la virtù come capacità di prosperare lo Stato.
La natura non fu più considerata come regno del peccato, bensì come splendida immagine di Dio.
Benchè i progressi di una mentalità più razionale convissero a lungo con credenze magiche, nel corso del Rinascimento si verificarono alcuni dei progressi fondamentali della scienza moderna; la teoria copernicana, ribaltando la posizione dell’uomo nell’universo, comportò anche una rivoluzione filosofica e mentale.
Sebbene impregnata di valori laici, la cultura del Rinascimento non fu estranea alle problematiche religiose e rimase, nel complesso, all’interno della concezione cristiana.
Soprattutto nei paesi del Nord Europa, i rapporti fra religione e cultura umanistica furono molto stretti.
Nelle opere dell’olandese Erasmo da Rotterdam e dell’inglese Tommaso Moro si avverte l’esigenza di una conciliazione fra ragione e fede e di una nuova e più profonda religiosità.
La civiltà del Rinascimento fu opera di un gruppo assai ristretto di individui, la cui attività ebbe però importanza generale.
Quasi unicamente maschile, questa élite proveniva sostanzialmente da quattro regioni italiane.
L’estrazione sociale dei suoi membri era varia, ma di fatto erano assenti gli ecclesiastici e i figli di contadini.
Alla crescita economica dell’Italia si era accompagnata una grande rivalutazione del lavoro dell’artigiano e dell’artista, sicchè durante il Rinascimento se non scomparvero antichi pregiudizi la posizione sociale dell’artista conobbe però una notevole ascesa.
Il Rinascimento fu una rivoluzione culturale tanto più incisiva in quanto si accompagnò a una rivoluzione delle comunicazioni , questa ebbe inizio alla metà del 400 con l’invenzione della stampa da parte di Gutenberg, che aumentò enormemente il numero dei libri in circolazione facendone calare i costi.
L’avvento della stampa trasformò profondamente le condizioni in cui i testi venivano prodotti e utilizzati: scomparvero gli errori nella versione di un testo dovuti alle ricopiature, come scomparve la possibilità che un’opera andasse perduta per sempre fu consolidata l’introduzione di una mentalità sistematica con la diffusione dell’ordine alfabetico, la cui possibilità di disporre contemporaneamente e agevolmente di libri diversi favorì la comparazione dei testi e dunque un modo di pensare più critico.
Le università dei secoli XV, XVI conserva ancora molti elementi in comune con quella delle origini, sia per quanto concerne la sua struttura organizzativa.
Tuttavia, rispetto ai secoli precedenti si registrano alcune differenze: muta la geografia universitaria, nel senso che la moltiplicazione dei centri universitari ne determina una riduzione a dimensioni localistiche; le libertà universitarie subiscono drastiche limitazioni, a causa delle continue ingerenze di principi e signori territoriali; il corpo insegnante si aristocraticizza, nel senso che il reclutamento diviene ereditario.
Tra il XV e il XVI secolo la corte cessò di essere esclusivamente il centro della vita politica per divenire anche centro di elaborazione culturale.
Principi, signori e pontefici, per ragioni di prestigio oltre che di gusto, si circondarono di letterati, artisti, musicisti e intellettuali.
Presso le corti di Milano, Ferrara, Mantova, Urbino, Firenze, Roma, Napoli prestarono servizio i più celebri intellettuali e artisti del Rinascimento italiano.
Contestualmente, si assiste alla nascita delle accademie, sorta di cenacoli dove gli studiosi si incontravano per conversare, discutere e scambiarsi conoscenze.

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