La lanterna magica

Il vetro appannato le consentiva di disegnare con le dita ricami e cuoricini, stelline e piccoli messaggi d’amore, pensieri sognanti dedicati a principi lontani e cavalieri solitari, cercava un cuore e lasciava tracce del suo passaggio, segnali guida che conducevano a sè, alla propria casa in cui l’albero brillava di lucine colorate intermittenti, grechine elettroniche, danza luminosa tra le sfere di cristallo, i fili argentati, la speranza incartata, i sogni impacchettati…

Forse, nella leggera illusione che l’infanzia potesse dilazionarsi anche nei decenni successivi, posava delicatamente un piattino sul davanzale, contenente il latte per le renne e i biscotti per Babbo Natale, frollini zuccherati genere pan di stelle, certamente adatti all’occasione e una candela per illustrare il cammino, piccolo radiofaro nella notte in cui da sempre, dicono, accadono grandi magie…

 

Così guardava, osservava, fissava il cielo, le ore nottambule scandite dalla sveglia antica caricata ancora a molla, aveva un grande fascino quel tic-tac meccanico, era una reale scansione del tempo, metricamente vibrante e certificata dalla piccola e sottile lancetta dei secondi che avanzava a scatti, sessanta volte al minuto… 3600 trattini all’ora… il tempo… compagno della sua anima da sempre per cercare lassù… tra lo zucchero e le stelle… tra le statuine del fornaio e le pecorelle, le casette innevate, le palme imbiancate, velo, velo bianco, zucchero a velo, zucchero bianco… cuor di zucchero, occhi di bimba, le dita sul vetro a lasciare impronte, stridere sulla superficie umida, alitando dolcemente come per baciare le proprie fantasie, come per creare, dare vita, animare queste forme espressive che nascevano dal suo spirito lontano, dalle terre votive, tradizioni celtiche, pietre scolpite nel nulla e proiettate al cielo, tesori nascosti, obelischi di amore cementati da una forza inesauribile, una potente energia superiore che trasportava il dono più prezioso dell’Universo e lo depositava lì… accanto a lei… in un piccolo scrigno di cristallo modellato nel suo cuore…

Lei disegnava sul vetro e il mondo disegnava in lei… i tesori scambiavano l’essenza del proprio valore barattando cuori e desideri, la vita stessa si rifletteva nello sguardo trasparente color sogno ma ora restava un passo, un piccolo, semplice, microscopico gradino da salire, un tratto da percorrere per fondere queste energie speculari in un unico armonico sigillo, pietra sorgiva per partorire il varco dei desideri: quello che trapassa la materia per collegare mondi distanti… la realtà… e la fantasia…

Doveva esserci, esistere questo passaggio, questa porta dorata, questo ponte tra le rive del prima e del dopo, del passato e del futuro, tra le sponde della storia, tra le spiagge su cui le onde si infrangevano da tempo modellando scogliere profumate tra la luna e le stelle…

Orme, sì…

doveva camminare, segnare la sabbia, lasciare indicazioni e proseguire, avanzare, credere che il destino fosse in grado di proiettare e scolpire nelle forme del creato questa sua bellezza interiore, i fiori coltivati sul diario delle piccole cose belle, il cestino dei pensieri d’amore, la borsa con i bigliettini, il vassoio dei petali di rosa, profumo di velluto, dolcezza…

una panna cremosa e leggera che si spargeva tra le nuvole o, forse… erano le nuvole stesse ad imbiancare il cielo, filamenti di vapore, pecorelle al pascolo troposferico per seguire le tracce…

 

a piedi nudi danzava sulla sabbia collegandosi alla rete dei Grandi Sognatori…

 

di quelle anime felici che non sanno spegnere un sogno per vivere nella grigia rassegnazione…

 

 

Sì, forse era possibile restare bambina, ascoltare le fiabe della notte e giocare con le dita, succhiare le unghie smaltate e aprire le palpebre, portare le ciglia al cielo e lasciare che tutto avvenga, cadano fiocchi di neve mentre brillano le Orse, foglie portate dal vento, raggi prismatici riflessi nei mille colori del sole o nell’argento monogamico della mezzaluna ritagliata all’orizzonte.

 

Doveva trovare un modo, un mezzo per giungere lassù, portare un segnale di collegamento, un messaggio, il suo messaggio… la terra nutriva le sue labbra, inginocchiata a baciare l’erba ricoperta da cristalli di ghiaccio nel mattino, disciolto, rappreso, velato, silenzioso menestrello tra correnti ascensionali e polveri della notte…

 

Non era sola, c’erano altri bimbi, vociavano, correvano, gridavano e scintillava tra le loro mani una piccola fiamma, stavano accedendo ai regni elevati con una lanterna, un piccolo palloncino di carta alimentato dal calore, erano sguardi gioiosi, luccicanti di emozione, sensazioni di pace… dominavano il firmamento e donavano al buio tenebroso lo spiraglio di luce che rischiarava il mondo…

 

Si avvicinò per scaldarsi, per entrare idealmente nella corrente ascensionale che saliva verso le costellazioni eterne, sentiva tracce di un respiro universale, di una forma di vita assoluta che governava il battito del cuore: stella tra le stelle, scintilla di luce, frammento di fuoco, sfera gravitazionale nell’orbita divina del cielo polare, delle notti tropicali, figlia degli oceani e regina dei ghiacci, principessa bambina era pronta per crescere, divenire, entrare, passare… saliva lassù, ascendendo nei firmamenti fiabeschi di una storia senza fine, proiettava desideri sul mondo che fioriva, dispensava baci dalle labbra e petali di miele, pollini e caramello, coriandoli e mirtilli, fragole sciroppate, erbe aromatiche, tisane profumate.

 

Era lei, la lanterna, era una busta ripiegata in attesa da tempo di volare, di essere accesa, dispiegata, lanciata… sì… !!!

 

Mesi interi sullo scaffale di un negozio a guardare il mondo esterno nell’attesa di una mano, un gesto di pietà poi finalmente era uscita, scelta da un gruppo di bimbi per festeggiare la notte di capodanno…

 

Lei…

Riscaldata, infiammata, animata, sedotta e incantata…

 

Sentiva la propria anima ascendere delicata staccandosi dall’erba gelida, dalle zolle gelide e lentamente, delicata, salutava i bimbi festosi per entrare sul palcoscenico…

 

Venivano e assistevano, osservavano Venere ed Orione, Mercurio e Sirio, Antares, Auriga e Cassiopea… ora prendeva vita, nasceva, rinasceva, ora era simbolo di luce nella notte cosmica, puntino dorato, stella del mattino…

 

Navigava nell’aria, isola di se stessa realizzando i propri sogni, esaudiva desideri, collegava finalmente in un filo invisibile quegli spazi inesplorati, quei mondi cosi lontani eppure allineati, congiunti, sequenziali…

 

Realtà…

 

e Fantasia…

 

 

 

“Dicono che la lanterna magica cominciò a volare, innalzarsi, salire… e divenne stella. 

Una stella brilla per sempre… 

La lanterna non si spense mai…”

Dai le stelle a questo articolo

Lascia un commento