La ricerca del benessere

Cercare qualcosa significa posizionarsi in un’attesa ben precisa: quella di trovare qualcosa.

Fare o farsi una domanda significa posizionarsi nell’attesa di una risposta.

Affrontare un problema significa posizionarsi alla ricerca di una soluzione.

Esplorare significa posizionarsi nell’aspettativa di scoprire.

Credere in qualcosa significa posizionarsi in una convinzione.

Accade così che ad ogni azione ci sia una precisa aspettativa, una consecutio logica, una reazione consequenziale e quando una domanda non trova risposta possiamo ritrovarci nella confusione e nell’incertezza, o quando una credenza o convinzione si rivela inesatta possiamo sprofondare nel caos, nella insicurezza.

Quando un problema non viene risolto possiamo ritrovarci nella preoccupazione, ansia, tensione, rabbia, sconforto, paura o timore… in ambito scientifico, nel contesto di esplorazione di un territorio o anche di una tematica archeologica, storica, tutto tende a vanificarsi e invalidarsi se l’azione che ha scatenato una ricerca non viene premiata dal successo finale.

In ambito personale invece avviene un processo quasi opposto, ma la tendenza è quella di rispettare lo stesso percorso conoscitivo utilizzato in ambiti tradizionali, ecco che per conoscersi, esplorarsi, capirsi, interpretarsi, evolversi, risolversi, migliorarsi, esprimersi o liberarsi, vengono sfruttati metodi parascientifici, tabelle di marcia, scalette, percorsi, tracce, metodi e sistemi, studi e sperimentazioni, esercizi, ricondizionamenti… non viene quasi mai risolto nulla ma solamente migliorato, e non sempre, lo standard di malessere iniziale.

In ambito personale infatti la ricerca primaria è definita benessere. Ma quanta confusione c’è dietro questo presunto status di felicità ottimale? E soprattutto CHI ha definito la scala dei valori, e quando?

Ai livelli più bassi, la ricerca o metodologia di carattere scientifico o farmacologico è quella meno indicata ad affrontare questo percorso, questo argomento. Il mito della scienza infatti prevede che esista una conoscenza materiale, logica o comunque metodica, schematica, volta a risolvere un problema applicando la presunta soluzione, ricetta o medicina che sia. Dove non sia possibile dimostrare qualcosa di specifico si ritiene che la causa sia altrove e a questo punto tanto vale intervenire con delle cure, magari dei medicinali, o dei consigli sul benessere in genere, fisico, alimentare, economico, relazionale. Viene aggirato l’ostacolo e imposta una soluzione alternativa: se il malessere non viene identificato significa che c’è assenza di un certo benessere che può essere ottenuto anche con un farmaco di tipo sedativo così, giusto per evitare di pensare, affrontare, risolvere.

antidepressivo

Ma la scienza è purtroppo una delle cause primarie di alcuni malesseri, proprio perchè sposta l’asse di ricerca in una direzione spesso dogmatica: se non è possibile dimostrare una cosa significa che non esiste e quindi vengono applicate soluzioni di altro genere.

Qualcuno, ovviamente ne esce pazzo!

Peccato che il percorso è di carattere demodellante, destrutturante e quante più cose si rafforzano o si imprimono e quanto più diventerà laborioso e complesso questo lavoro di ricerca di uno stato di benessere che corrisponde prevalentemente alla propria conoscenza interiore, al senso della vita individuale, alla percezione di ciò che intimamente siamo, desideriamo, vogliamo essere e divenire, in riferimento e relazione al nostro percorso di vita e al nostro posizionamento nell’ambito sociale, famigliare e persino storico.

Perchè proprio ora, qui, in questa era, adesso, su questo pianeta, in questa vita, in questo corpo?

Difficilmente sono queste le domande anzi… la ricerca del benessere viene canalizzata in direzioni di tutt’altro genere:

  • Perchè non ho successo?
  • Perchè ho fallito?
  • Perchè non realizzo un progetto?
  • Perchè non ottengo tutto il denaro che desidero?
  • Perchè ho questa debolezza?
  • Perchè non sono come vorrei?

Vorrei essere più forte, più bello, più ricco, più colto, più intelligente, più famoso, più potente…

I modelli di riferimento infatti ci inducono a identificare il benessere nel conseguimento di alcuni traguardi e di conseguenza il malessere che provoca infelicità, instabilità, debolezza, sofferenza o rabbia, insofferenza, invidia, cattiveria, malvagità, aggressività o fragilità viene interpretato come un sintomo di “mancanza“.

Siamo terribilmente fuori pista, fin dal primo istante!!!

I sintomi di malessere vanno interpretati in maniera completamente diversa:

Cosa provoca e determina il malessere?

Qui è la radice del percorso, la root principale, la directory in cui posizionarci per riuscire a leggere i files di origine, prima che venissimo motivati, educati, condizionati, modellati, prima che ci venissero inoculati stimoli devianti, miti da rincorrere tutta la vita per dare un senso alla vita.

Diventa così NATURALE che nel percorso di vita, al primo inciampo, iniziamo a barcollare, ma certamente andremo avanti.

Il lavoro sicuro, il posto fisso, la famiglia monogama, l’amore eterno, la posizione e la carriera, i risparmi e gli investimenti, la cultura, gli obiettivi e traguardi, onorificenze, vincite, medaglie e trofei, attestati e diplomi, specializzazioni, schemi e protocolli come se la nostra esistenza intera fosse predefinita, prestampata. D’altra parte tutti fanno così, tutti seguono la linea di “modelli” e, in fondo, c’è una ampia libertà di scelta e di espressione, ci sentiamo liberi di scegliere un percorso e siamo sempre convinti di avere il libero arbitrio in ogni scelta a maggior ragione se avvallata dal contesto sociale, confermata da chi ha seguito modelli analoghi, schemini, ricette, di vita, ideologie, bandiere…

Se qualcosa non ha funzionato e c’è del malessere certamente la causa è in noi!

XXX ERRORE!!! XXX

errore di sistema

Qui il rischio di paralisi esistenziale, crisi, difficoltà, confusione si insinuano come un virus letale autopropagante, qui si dissolvono le energie e franano le anime più forti, quelle corroborate, temprate dalla dura vita, quelle che hanno sfidato sè stessi, quelle che si sono messe in gioco, quelli che hanno reagito a fatica o si sono impegnati a fondo in un ideale, un progetto, la rincorsa di un traguardo magari conseguito.

Quando il sistema interiore va in crisi i sintomi vengono idealmente curati cercando il riposizionamento negli stessi principi, valori e metodi con cui siamo giunti allo stato di malessere o di crisi. E lo facciamo con sempre maggior determinazione perchè non riusciamo a mettere in dubbio la struttura stessa del sistema, se lo facessimo crollerebbero i pilastri portanti della nostra esistenza, le basi, i riferimenti, i sostegni, le fondamenta: quelli che noi consideriamo “valori” acquisiti attraverso un percorso di conoscenza ed esperienza.

strade

Purtroppo questo tipo di conoscenza viene esplorato attraverso la sfera mentale perchè siamo abituati a pensare, ragionare, dare e ricevere spiegazioni, misurarci e confrontarci, studiare o rivolgerci a chi ha studiato, leggere, ascoltare, riflettere e analizzarci, analizzare, quantificare, calcolare.

Con questo sistema saremo sempre nello strato del malessere e rischiamo di collassare, ovvero di uscire definitivamente dal tracciato aumentando le nostre energie e il nostro impegno, oppure compensando sempre più con metodologie che portano sempre e solamente fuoripista.

Quando ci accorgiamo di tutto questo possiamo posizionarci in un modo nuovo, completamente diverso, quasi opposto: è come invertire la rotta di 180 gradi e puntare altrove e seguire segnali e percorsi apparentemente contro logica, contro natura, contro la consuetudine, l’abitudine, ma non ci allontaneremo da nulla e da nessuno, non saremo “diversi” e quindi isolati o respinti. Semplicemente diventiamo timonieri della nostra anima, scegliamo di destrutturare le concezioni della sfera mentale per seguire la mappa, la luce del nostro cuore.

rotta

Ecco che, quasi magicamente, appaiono colori nuovi, autentici, abbiamo una stella polare, riceviamo percezioni autentiche e si dipinge così, in noi, con assoluta trasparenza e semplicità, il cammino da seguire.

stelle

La paura di naufragare, smarrirci o restare “tagliati fuori” è il principale ostacolo a questa manovra direzionale, qui si insidiano i principali timori, le ansie più profonde e le paure più soffocanti. In alternativa possiamo soffocare le percezioni e i segnali che riceviamo costantemente e fingere di nulla, perseverando nel malessere che non a caso è diventato una malattia sociale per non dire mondiale!

Ma non saremo soli, anzi… incontreremo altri viandanti solitari e, via via, intere flotte che si radunano, si uniscono, si rafforzano, non ci stiamo allontanando anzi: stiamo navigando in noi stessi e la percezione dell’infinito apre le porte di una serenità senza orizzonti nè limiti. Qui possiamo ora condurre per mano, con amore, le persone care, qui possiamo volare dipingendo con le nostre ali le tracce da seguire, qui siamo in grado finalmente di divenire riferimento, esempio e guida per chi è smarrito e disperso nello schema “malato” che desertifica l’anima per rincorrere miti deformanti, devianti, distorsioni, errori di sistema.

Non c’è nulla di male perchè tutto avviene nel bene.

Non troveremo nemici ma solamente amici, comprensione, accordo, armonia e sintonia, uniformità, uguaglianza, fratellanza universale e difficilmente potremo tornare indietro anche perchè acquistiamo una conoscenza diversa in cui non c’è un peggiore e un migliore, non ci sono belli e brutti, colti e ignoranti, ricchi e poveri, giusti o ingiusti.

Prima accadeva secondo una errata ideologia di vita e per questo c’era la violenza, la rabbia, l’agonismo e l’infelicità. Demodellando la struttura finalmente il cuore può respirare e dirigere la nostra anima verso la libertà interiore: ora si liberano gli spazi in cui ascoltare chiaramente i nostri sogni, ora si materializzano con assoluta certezza i nostri veri traguardi, gli obiettivi che danno un senso preciso, nobilitante e autentico alla nostra vita.

Non c’è una ricetta, non c’è nulla a cui credere, nulla di dimostrabile!

Nessuno ha mai dato questa ricetta, nè scienziati nè sociologi, nè politici e meno che mai re e regine, presidenti o dirigenti, nemmeno i grandi potenti, proprio perchè potere, cultura, conoscenza, ricchezza, successo o carriera sono la causa primaria di qualunque stratificazione sociale e dove c’è stratificazione sociale c’è malessere!!!

gerarchia sociale

Sentirsi inferiori provoca malessere, ma qual’è la scala di valori? Dove sono le unità di misura?

Sentirsi superiori provoca lo stesso tipo di malessere, perchè significa entrare in un percorso labirintico dove consideriamo il nostro “posizionamento sociale” come rotta da seguire e così, dopo la conferma che stiamo meglio rispetto a quelli che abbiamo scavalcato, siamo costretti a inseguire chi è ancora migliore, superiore a noi e non c’è altra scelta che continuare la scalata verso l’alto e questo può avvenire a qualunque livello, sia che stiamo identificando come scala di valori la fama, la gloria, la potenza, la ricchezza economica, la dimensione lavorativa, la notorietà, la cultura, la saggezza o lo sport, la bellezza o l’eleganza, le prestazioni sessuali, la spiritualità, l’educazione o il perbenismo, l’espansione dimensionale del nostro territorio… è una marcia senza sosta, non è possibile fermarsi, l’ansia di perdere terreno diventa trascinante e si chiama STRESS, una sorta di dipendenza che ci costringe allo sperpero esistenziale compensando sempre più nella stessa direzione.

Invero, andiamo in crisi e cambiamo percorso ma sempre nella stessa direzione, applicando lo stesso principio di base.

E’ sufficiente cambiare gruppo o ideologia di riferimento e ricominciamo, come si dice, dal nulla.

stratificazione

Si riparte da zero.

Zero sì… ma allo stesso modo!!!

Il lavoro non mi soddisfa… forse ho sbagliato studi, mi sono specializzato in qualcosa perchè mi hanno portato a credere in una mia predisposizione ma ora ho capito che voglio una cosa diversa. Così studio quello che ritengo essere più adatto, mi realizzo diversamente, va meglio quindi persevero…ma poi?

Poi ci sono sempre segnali di altro genere, ma è più semplice ignorarli, fingere di non vederli, barricarsi nel percorso e nell’indirizzo e incanalarsi con determinazione.

Finalmente torneremo a sentirci migliori rispetto a qualcuno!

Ma questa non è realizzazione!!!

In questo sistema ci sono le matrici dell’odio, della classificazione sociale che stratifica in migliaia di livelli miliardi di persone che non a caso e ripeto non a caso litigano per un nulla, vivono nella diffidenza dal prossimo, coltivano l’insofferenza e ne fanno persino una bandiera! I governanti stessi sono le prime vittime di questo sistema, condannati a una sofferenza eterna! Non primeggiano mai abbastanza, sognano il consenso universale ma ci sono sempre rivali, misurano il proprio benessere con il numero di voti ricevuti ma questo non è consenso, è solamente il frutto di una campagna elettorale che fa leva su una promessa anzichè un’altra, ma siccome il meccanismo, i giochi e le trame di questo percorso ormai sono note a tutti ecco perchè i partiti curano solamente la propaganda elettorale e si confrontano non sui propositi ma sul litigio, sullo scontro!!! E’ drammatico tutto questo! Chi è preposto al ruolo di riferimento è la principale vittima del suo stesso sistema!

Nessuno parla di amore, fratellanza, lealtà! E’ più importante scavare nella tana del nemico per capire come sputtanarlo, come smascherarne le falsità!

Ma gira e rigira, trita e ritrita, sono sempre le stesse cose, le stesse argomentazioni, mai un vero proposito! mai un segnale di luce! MAI!!!

Eppure in un mondo diverso, a prescindere dal debito pubblico, dal pil, dallo spread, dall’efficienza sanitaria o scolastica, dalle condizioni meteo o dallo smog, sarebbe sufficiente percepire amore nell’aria per respirare qualcosa di completamente diverso!

Forse sarebbe troppo semplice, certo… per questo tutti dicono la stessa cosa:

“Sarebbe bello peccato che…”

“E’ una utopia!”

Ma amare non è un’utopia, sorridere non è utopia, la felicità non è utopia ed è qui, a portata di mano, per tutti, indistintamente!

Una classe politica veramente illuminata semina abbracci, non promesse, sorrisi e non propaganda! Il benessere è nello stare bene, non nell’andamento della borsa! Quello è l’unità di misura di un benessere di altro genere, sorgente di origine del malessere universale!

Chi accusa il degrado dei valori considerandosi portatore di un giusto valore semina e coltiva quello stesso malessere che provoca una crisi dei valori!

Urlare, gridare, accusare, offendere, scavalcare, primeggiare… questi sono i modelli di riferimento che si sono sovrascritti nella nostra anima soffocando il cuore di intere popolazioni! La violenza sociale, individuale o di gruppo, i disordini, le ribellioni, nascono solamente dalla chiara percezione di sofferenza interiore: quando viene raggiunta la soglia di insofferenza la reazione avviene sullo stesso piano del modello di riferimento, tutto qui!

disordini

Purtroppo non basta il posizionamento superficiale, purtroppo non è sufficiente indossare una maschera che sorride per nascondere le lacrime, purtroppo NO! Il cuore non si fa ingannare e ogni sintomo di malessere e sofferenza è un preciso segnale da ascoltare e seguire.

PRECISO!!!

La ricerca, se proprio deve esserci, non è verso “qualcosa” ma va indirizzata verso tutti quei numerosissimi “qualcosa” che si sono accumulati a decine, centinaia e migliaia in ogni individuo determinandone il presunto carattere, la formazione, la categorizzazione, la presunta identificazione e le relative abitudini, credenze, convinzioni, gusti, opinioni… per farli da parte, anche solo un istante, quanto basta per ascoltare il nostro cuore e non le voci assordanti che inquinano il silenzio interiore.

Difficile, lo so, ma non utopistico.

L’unica utopia possibile è pensare che esista una utopia. 

La ricerca del benessere
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