Le regole del gioco

A.W. Watts vede la vita come un gioco con norme e regole che assegnano ai membri della società il ruolo di giocatori, sistemando ciascuno in una posizione che si rivela, però, insostenibile.

Fondamentalmente, e a livello più astratto, quasi invisibile, la vita nella società comporta di per sé un doppio legame (vedi): le regole del gioco sono tali che accordano e contemporaneamente tolgono l’indipendenza.

Non solo questa contraddizione viene nascosta, ma, cosa ancora più grave secondo Watts, i membri della società sono ricompensati per la loro incapacità di percepirla.

Se è vero che ritirarsi dal campo è impossibile (caratteristica del doppio legame), dove condurrà tale situazione imposta dalla società?

Watts individua due possibilità, una sola delle quali rappresenta per l’individuo una scelta reale:

La prima possibilità, nella forma più grave, è il ritiro schizofrenico.

Nella forma più lieve è il bisogno di fuggire da sé stessi che porta a varie forme di fanatismo, di intossicazione, a palliativi e a valvole di sicurezza caratteristiche della condizione umana.

Il ritiro dalla realtà del paziente schizofrenico interessa solo una minoranza. Esso interviene in circostanze in cui il doppio legame, imposto dalla società, è rinforzato da altre forme particolari dello stesso che sono, però, caratteristiche di una specifica situazione sviluppata nella famiglia di origine, ove c’è un forte legame di dipendenza.

La maggior parte degli individui, invece, vive gradi diversi di nevrosi, tollerabili nella misura in cui riescono a dimenticare la contraddizione che grava su di loro o a “dimenticare se stessi”, facendosi assorbire dagli hobbies, da attività di assistenza sociale, dal volontariato, dagli interessi culturali, dalla politica, dagli affari, dalla televisione, dai romanzi, dal cinema, etc.

Si arriva così alla conclusione che i nostri comuni problemi, persistentemente insolubili, si identificano, alla fine, con la condizione umana stessa, universale.

SCACCHI 1

La seconda possibilità ha come risultato, invece, la liberazione. Ne è un esempio il maestro Zen che, come lo schizofrenico, “non ha senno”, ma il cui rapporto con il mondo è diametralmente opposto a quello di quest’ultimo. In entrambi i casi Watts sostiene che, per liberarsi dal paradosso che lo imprigiona, l’individuo deve affermare implicitamente che non è lui che si sta ritirando, oppure che questo avviene indipendentemente dalla sua volontà. In breve, egli deve perdere la ragione.

Infatti se non può commentare la contraddizione, quale soluzione gli resta se non quella di uscire dal campo?

Ma la società non permette la fuga, l’individuo deve stare al gioco.

Per potersi isolare, quindi, l’individuo deve uscire di senno, diventare pazzo, ma la pazzia è solo la caricatura della vera liberazione.

Pertanto, secondo Watts, la differenza tra il maestro Zen e lo schizofrenico è la differenza più radicale che possa esistere ed è rappresentata dal raggiungimento dell’INSIGHT, mediante il quale il primo arriva a comprendere e a rompere il doppio legame, mentre il secondo vi rimane imprigionato.

Infatti non è la perdita della ragione ad essere patologica: il fatto patologico è di restare intrappolati in inutili tentativi tesi a risolvere il problema dall’interno.

La differenza sta nel fatto che il maestro Zen perde il senno volontariamente e trova un nuovo modo di pensare, mentre lo schizofrenico lotta e si sente veramente perduto.

Per A.W. Watts la psicosi non è una risposta inevitabile a situazioni psicotiche, come la “follia” della società. La schizofrenia, per lui, non è una “via d’uscita”.

Nonostante tutti i suoi tentativi, lo psicotico rimane bloccato. Egli continua a stare al gioco secondo le regole imposte dalla società, invece di giocare meglio riconoscendo che si tratta solo di un gioco.

Allora ci troviamo di fronte a una contraddizione fondamentale nelle regole sociali. Nelle regole è reso esplicito il fatto che l’individuo è capace di auto determinarsi, ma resta implicito che è tale solo in base alle regole.

Inoltre se da un lato egli viene definito come agente indipendente, dall’altro non deve però esserlo fino al punto da non sottomettersi alle regole che lo definiscono. Le regole del gioco conferiscono e contemporaneamente negano l’attributo d’indipendenza, senza mettere in luce la contraddizione.

SCACCHI 2

Questa è esattamente la situazione che  un altro grande psicologo moderno, G. Bateson, chiama “Doppio Legame”: Situazione in cui si chiede al soggetto di agire in due direzioni che si escludono reciprocamente e, nello stesso tempo, gli si nega la possibilità di commentare il paradosso.

In due precedenti articoli “Momenti di vita” e “Se vinci tu, vinco io”, avevo affermato che “…la vita è un gioco che si comprende solo quando non si vive seriamente…”

La serietà d’animo porta solo paura e malattia.

L’ironia, invece, mi permette di penetrare il gioco e uscirne salvo, guarito.

Al di là del gioco c’è la luce. La leggerezza dell’essere (vedi articolo).

Così riprendo la responsabilità della mia vita.

Con un’azione fortemente etica: “rallento e sorrido”.

Il sorriso è l’unico modo che mi consente di “giocare meglio”.

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