MAL D’AFRICA

Ahmed ha occhi profondi, neri ed intensi, con riflessi di stelle.

Occhi che possono intimidire, eppure dolci, che sanno incantare.

Con lui ho incontrato l’Africa.

Ho amato Ahmed e l’Africa, non si potevano scindere, un amore che è durato 13 anni, spiegare i motivi per i quali è finito sarebbe difficile.

Mi è stato possibile lasciare Ahmed ma non l’Africa, lei mi aveva abbracciato e non mi lasciava. L’Africa non consente di abbandonarla.

Avevo provato a riportare il cuore alle nebbie di questa pallida pianura, ma presto mi sono resa conto che metà della mia anima era ancorata là, tra i monti dell’Atlas, vagava nel vento sabbioso, inquieta ascoltava tamburi, flauti o delicate chitarre, con inguaribile nostalgia.

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Africa di sole, di colori e di ritmi, impulso di vita. Africa dove nessuno è solo, dove ho incontrato cuori puliti e generosi, anime trasparenti, Africa di spezie e di sapori forti.

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Africa, ancestrale progenitrice del genere umano, Africa di antica saggezza e di magia.

In cambio dell’anima, di quella parte d’anima che ha tenuto con sé, l’Africa mi ha concesso dei doni: la capacità di capire le cose importanti e di riconoscere le persone vere, mi ha insegnato calma, tolleranza e saggezza che prima non avevo… ora comprendo la stupidità dell’ansia del sorpasso, il significato di cedere il passo.

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Misuro lo scontento o la stizza di chi non trova le scarpe in tinta con la borsa con i sorrisi splendenti di gente che non vuole gravare gli amici dei suoi problemi, ma non sa se la sera avrà di che cenare, tutto questo dà un altro sapore alla dignità; confronto la generosità di persone semplici che ospitano sconosciuti con tutto il meglio che hanno, con l’aridità e la diffidenza di portoni chiusi, di bocche serrate, di occhi indifferenti.

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Africa terra violentata, depredata da pirati elegantemente vestiti, avidi vampiri delle grandi ricchezze di questo continente. Africa instancabilmente capace di lotta vera, per la quotidiana sopravvivenza, senza rinunciare alle sue danze ed ai suoi colori, senza desiderio di vendetta.

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Africa che ci osserva da madre e, sconcertata, ci pone un’inquietante domanda:

Popoli nord-occidentali, evoluti, tecnologici e ricchi, così puliti e biondi, così superiori alla gente dei miei villaggi, spiegatemi questo: nei vostri centri commerciali, splendide e luccicanti cattedrali del consumismo, potete comprare amore, amicizia sincera, solidi legami umani?

Potete comprarvi la felicità?” 

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scritto da Paola B.

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