Matrimonio omosessuale

La notizia di cronaca è il voto della grande maggioranza dei deputati Francesi per l’approvazione di un disegno di legge sulla apertura verso il matrimonio omosessuale.

Non è tanto compito nostro valutare i pro e i contro sul piano etico o sociale, la domanda importante da porsi è la seguente:

Che importanza ha, per una coppia gay-lesbo avere o meno la possibilità di sposarsi? Perchè in molti paesi del mondo si battono per avere questo diritto che è in fondo secondario rispetto alla loro libertà relazionale?

Ecco che ci troviamo a scavare nelle radici di un fenomeno di grave sofferenza interiore che deriva dalla “diversità“, dalla diseguaglianza in termini di diritti e riconoscimenti dovuta, in questo caso, alla sfera sessuale, che è particolarmente vulnerabile visto che è sede degli organi destinati alla intimità della relazione.

Il riconoscimento civile o legale è solamente un riflesso di questa esigenza interiore che esprime ancora una volta come sia importante non discriminare, non creare mai, in nessuno strato sociale, una classificazione di merito o di presunta normalità.

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Nella matrice della diseguaglianza sociale covano le ceneri dei maggiori tormenti interiori che si riversano poi o sulle vittime stesse che svolgono una vita alterata, alienata, isolati socialmente o comunque considerati a lato della maggioranza relativa; oppure il rischio è quello di alimentare violenza, rabbia, reazione… tutto perchè non ci si accetta a vicenda! E perchè poi? Chi si deve permettere di sindacare come bisogna essere?

Certamente la religione nostrana fa del suo meglio per portare tormento ai grandi peccatori del pianeta terra, la cultura repressiva è ampiamente argomentata e sovvenzionata dalla chiesa e dalle religioni in genere, ma tutto questo si propaga nei riflessi continui di una società che non riesce ad uniformarsi in un unico baricentro di vita, che è la vita stessa!

Il vivere ci accomuna, nella contemporaneità, nel presente, questo grande dono dell’esistere è una ricchezza immensa, vero patrimonio di qualunque forma di vita! Il degrado che deriva dal rifiuto altrui è il bacino di incubazione dell’odio che non a caso ha origine in qualunque forma omofobica, dalla discriminazione razziale a quella religiosa, etica, patrimoniale, lavorativa, economica, via via frazionata in migliaia di piccoli strati secondari dove tutti cercano la comunione relazionale incontrando anime affini e non mi riferisco solo ai contesti di coppia.

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Accade ovunque, nei circoli, nei club, nei gruppi, nelle comunità grandi e piccole, nelle passioni sportive, nei locali esclusivi. Persino gli alberghi o i ristoranti di lusso giocano su queste vulnerabilità dell’animo umano ed ecco che è sufficiente pagare uno sproposito per essere serviti e riveriti, addirittura ti danno del lei, ti fanno sentire importante, mezzora per scegliere una stupida bottiglia di vino con il sommelier che consiglia una dabbenaggine dietro l’altra, piattini ricamati di fronzoli di ogni genere dove una foglia di lattuga si chiama “letto di orticanza”. E’ tutto un gioco inconsapevole dove si compensano le proprie carenze affettive strapagando una cena per sentirsi “qualcuno“, ma non sarà mai questo a dare risorse energetiche al nostro cuore, anzi lo impoverisce, si inaridisce, si sterilizza!

E’ difficile accorgersene, percepire il sottile confine tra un abbraccio immaginario e uno sguardo di disprezzo, eppure proprio qui l’uomo inizia la propria condanna e chi giudica, chi esprime dissenso, chi combatte per difendere presunti valori secondo cui l’uguaglianza nei diritti equivale al degrado dei valori, è il primo artefice dei peggiori mali dell’umanità intera.

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Non è importante sposare una coppia etero o omosessuale: è importante che tutti abbiano pari diritti, è necessario per la società stessa, per smantellare gli strati che separano le anime une dalle altre, unificarle, solo questo è il cammino verso un futuro d’amore universale, qui bisogna intervenire per disarmare le sorgenti del vero degrado, quello che ferisce, umilia e deprime chiunque non sia conforme allo standard locale della maggioranza di riferimento! E’ molto primitivo, ingenuo e pericoloso questo gioco dell’indignazione, scarso di umanità e egoisticamente inutile. Gli stessi valori che si desidera difendere vengono in realtà calpestati e vilipesi. Non c’è coerenza, frutto evidente di un morbo contagioso che corrode i sentimenti, inteso come capacità di sentirsi, percepire e ascoltare, si sfruttano i luoghi comuni o gli interessi di parte ma queste sono questioni di cuore, di coscienza, occorre una luce interiore capace di orientare le parole e le scelte, invece spesso si brancola nel buio del pregiudizio.

Lo stesso, in fondo, accadeva all’intera popolazione femminile fino a pochi decenni fa, vogliamo ricordare le polemiche sulle prime donne che indossavano un normalissimo paio di pantaloni? OGGI è normale! Ieri non lo era, d’altra parte i diritti femminili sono ancora gravemente oppressi in moltissimi paesi del mondo che, per nostra fortuna, continua a girare nel suo armonioso moto di rotazione e rivoluzione intorno al sole, i giorni passano e il tempo sconfigge queste ancestrali paure della biodiversità.

Solo una umanità senza prevaricazione e discriminazione può essere felice, sorridere e abbracciarsi, lavorare serenamente e doverosamente, crescere in un contesto formativo ed educativo finalizzato all’esistenza e non ai filtri da applicare all’esistenza stessa!

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Pochi decenni fa, ancora, gli handicappati erano isolati socialmente, i down erano chiamati mongoloidi e additati, derisi, visti con diffidenza, se mai si vedevano! Oggi la concezione è cambiata, sono inseriti nelle scuole, hanno sussidi e assistenza e la loro integrazione sociale è certamente positiva. Questo è un successo della società! Annullare la diversificazione significa dare luce al cuore di ogni singolo individuo, aprirlo verso la libertà espressiva, realizzare i principi di una fratellanza che può ripagare non tanto chi subisce, oggi, la discriminazione ma sopratutto chi, schiavo dei propri pregiudizi (ingannevolmente chiamati “valori”) si nega il diritto di accettare gli altri rifiutando, di conseguenza, se stesso.

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