Nell’anima del mondo

Il viaggio scombussola la mente, sconvolge le credenze, i pregiudizi, rompe gli schemi, le abitudini. Il viaggio risponde perfettamente alle esigenze dell’anima.

Viaggi e pellegrinaggi in luoghi straordinari

Siamo ormai abituati ad associare il termine pellegrinaggio a luoghi canonici come Lourdes, Fatima o Medjugorje, ma ci sono altri pellegrinaggi che spingono a ripercorrere i sentieri che portano all’incontro con il mistero della creazione, con la sacralità della natura e, soprattutto, con sé stessi.

L’Oriente è stato per molti giovani degli anni ‘60/’70 una iniziazione alla libertà, alla verifica dei propri limiti e una ricerca di elevati stati di trascendenza.

Nei tempi odierni non è più un’esigenza di massa, ma una scelta personale trovare luoghi in cui l’armonia tra gli esseri umani e le forze dell’universo abbia ancora un significato e possa dare un senso alla vita quotidiana.

Quasi sempre ci si muove a piedi perché camminare è la prima grande avventura e la prima meditazione: un buon passo mette in moto il respiro ed il battito del cuore. Chi cammina pensa e prega.

Questo è il fine di chi intraprende il Cammino per Santiago de Campostela (lungo percorso tra Francia e Spagna) o la Via Francigena (da Canterbury a Roma).

Ma in molti luoghi dell’Oriente per questo tipo di itinerari si aggiungono esperienze di balli estatici, incontri con sciamani, frequentazioni di monasteri, grotte e vulcani.

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In Nepal gli sciamani sono parte della vita sociale e spirituale. Sono i custodi delle tradizioni, conoscitori delle erbe officinali e depositari di riti che alleviano sofferenze e rinsaldano legami. Nei monti di Kusunda ci sono gli sciamani nudi dediti alla caccia e alla raccolta di radici: ultimi aborigeni orgogliosi e irraggiungibili. Nei laghi sacri di Gosaikunda a 4.500 metri di altitudine si raccolgono le erbe officinali durante la luna piena.

Le Shilopa sono le donne sciamane, ultime sopravvissute di una cultura matriarcale, temute ed emarginate. Per incontrarle bisogna intraprendere un affascinante trekking verso un solitario agglomerato di case appollaiato a 3.000 metri il cui scenario naturale è di una bellezza assoluta. Qui si sperimenta lo stato di alterazione di coscienza ed il “volo astrale”.

Un parallelo magico con Fiè, in Alto Adige, dove si racconta che sante medichesse curassero le donne più povere e sfortunate e, ancora oggi, è diffuso il bagno nel fieno e nelle erbe campestri.

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I mitici viaggi degli anni ’70 nella hippies trail erano caratterizzati da una grande possibilità di spostamento attraverso l’Iran, il Pakistan e l’Afghanistan senza eccessivi pericoli. Ora i kalashnikov dettano le leggi e le condizioni e non è facile poterli effettuare. E’ un vero peccato perché sono la culla della mistica civiltà dei Sufi, guide della solarità e della conoscenza profonda che, nelle loro danze circolari fino allo sfinimento, entrano in trance e i diversi stati visionari hanno un colore prediletto attraverso cui si rivela il coraggio, la saggezza e la pace interiore.

Gli aborigeni sono i Kafir che sopravvivono tra i labirinti rocciosi dell’Hindukush. Nei girotondi dei Sufi antidogmatici dell’oasi misteriosa nel deserto del Beluchistan si impara l’estasi degli stati alterati di coscienza. Coi Qalandar si percorrono gli stretti cunicoli della montagna sacra Lahut per penetrare nell’utero del ventre materno, distendendosi in posizione fetale per rinascere come uomini nuovi.

Anche qui un curioso parallelo delle danze dervishe con la Puglia e gli antichi rituali della taranta, danza sfrenata e liberatoria in cui le donne si scatenano con la scusa di essere state punte da un ragno velenoso. Un approccio moderno alla trance attualmente rivalutato e riproposto a Galatina il 29 giugno. Ma si potrebbe collegare anche al ballo tondo che ancora si pratica in Sardegna, soprattutto nella provincia di Nuoro.

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Nella Cina del Tao sono camminate verso il cielo, lungo scale celesti, migliaia di gradini scolpiti nella dura roccia quelli che portano alla meta i turisti dell’ascesi.

I monti Wudang sono luoghi importanti sin dai tempi antichi per la presenza di numerosi monasteri taoisti, famosi come centri di ricerca, insegnamento e pratica della meditazione, delle arti marziali, della medicina tradizionale cinese e delle arti connesse all’agricoltura taoista. Dal 1994 sono inclusi nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.

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Sono 7.000 i gradini per accedere al monte Thaisan e la meditazione lenta e cadenzata col ritmo dei passi permette di recuperare il senso della continuità e nella fatica della salita e nei vortici dei precipizi dove è meglio non guardare, si sperimenta la fragilità umana. In cima, uno straordinario panorama accompagnato dal canto delle pietre, suoni che provengono da fessure attraversate dal vento.I monaci taoshi vivono in simbiosi con la natura e meditano accanto all’acqua (maestra di arrendevolezza che mai oppone resistenza), camminano senza meta precisa riproducendo simbolicamente il soffio del vento e si riempiono di vita abbracciando gli alberi e aggrappandosi ai tronchi.

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La danza del Qi Gong è un passo leggero per non disturbare l’ascolto. Lo Wudangshan è il centro di diffusione della boxe taoista dell’interiorità, dove si insegna a combattere i nemici dentro e fuori di noi. A mani nude e senza voler annietare l’avversario, si impara a gestire conflitti dove al nemico viene attribuito il ruolo di maestro perché ci mostra i nostri limiti.

Il monte fiorito, lo Huashan, mostra pareti nude di granito i cui interminabili gradini conducono alla vetta. La salita è un esercizio continuo di attenzione mentale: ci si muove con grandi rischi contando sulla propria forza fisica e sulla volontà di proseguire. Si possono visitare le celle degli ultimi anacoreti che si nutrono di piante sevatiche e vivono in straordinarie grotte scavate nel granito. Quasi tutti loro conoscono le proprietà delle piante medicinali e alcuni sono guaritori che seguono la teoria taoista del flusso delle energie che attraversano il corpo umano: il loro equilibrio genera salute, il disequilibrio genera malattia.

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Un’esperienza simile in Italia è il Sentiero Francescano, un percorso che, dai pressi di Assisi, sale al monte Cupacci passando per le rocce di Sasso Piano fino a raggiungere i pascoli del Monte Subasio dove si rifugiava il Francesco mistico, ecologo e amante della natura con tutte le sue creature.

Dalle nostre parti, i 4.444 gradini della “Calà dei Sass”, un bellissimo sentiero che parte da Valstagna (all’imbocco della Valsugana, a nord di Bassano) e sale verso l’Altopiano di Asiago: serviva, nei secoli scorsi per calare i tronchi tagliati fino al fiume Brenta. Ancora più vicino, il Santuario della Madonna della Corona, a picco sulla Val d’Adige, a cui si può accedere (oltre che con il pullmino dal paese di Spiazzi) con un sentiero che sale dal paesetto di Brentino da cui parte un pellegrinaggio ogni sabato pomeriggio.

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In Giappone c’è il sacro monte/tempio Haguro dove i monaci Yamabushi si seppelliscono sotto terra e fanno un bagno rinfrescante nell’acqua gelata per poi camminare sulle braci ardenti e, infine, scalare il monte e andare contro il vento.

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L’Ontake San con i sentieri delle pratiche ascetiche è la culla a cui tornare per “rinascere”: i riti dei bagni purificatori sotto le cascate, le esplorazioni negli uteri-caverne della madre-montagna e le scalate in vagine impervie, sono il simbolo del venire al mondo.

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Oppure Osore, il monte dei morti e dei bambini mai nati al centro della penisola di Shimokita: i suoi crateri sono considerati la porta verso l’inferno, un limbo dove le anime ricevono doni e preghiere per la loro salvezza. Sono le donne sciamane le custodi dei luoghi e le intermediarie tra il mondo dei vivi e dei defunti.

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Un luogo in Italia dove il camminare diventa ascolto meditativo è la picccola oasi selvatica della Val di Mello in provincia di Sondrio.

L’ultima tappa di questo vagabondaggio nell’anima del mondo è Bali.

Ai piedi del vulcano Agung, montagna sacra per i Balinesi che si può ascendere solo in alcuni periodi dell’anno, quando viene abbandonato dagli dei che vi dimorano. E’ considerato un altare da rispettare e i cui ritmi vanno conosciuti e assecondati. I Balinesi hanno inventato riti propiziatori per esorcizzare le sue forze devastanti e le violente eruzioni. I pellegrini asiatici non “scalano” mai le montagne secondo il concetto occidentale della conquista, ma girano attorno ai monti in veri percorsi di adorazione della sacralità della madre-terra e delle sorgenti d’acqua, dispensatrici di vita.

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La salita inizia il giorno di luna piena lungo cavità e boschi incantati e interrotta da brevi pause per bruciare incensi e pregare. Più si sale e più si fa fatica ma, in vetta, lo scenario è meraviglioso. I piedi sentono la terra vulcanica e il suo calore, le orecchie sentono il rumore del magma bollente, il naso sente il profumo del vulcano che sale dalle voragini: una immersione emozionale totale.

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La danza balinese è un altro aspetto importante della spiritualità nella vita della comunità. Cerimonia collettiva, è eseguita da donne di straordinaria bellezza. I rituali sacri si esprimono con danze diverse: il Legong è la danza delle vergini bambine avvolte in fasce di broccato d’oro e rinnova il patto fra la natura, l’uomo e le sue divinità. La trance del ritmo cadenzato della musica trasforma tutto in un campo di energia che benefica chi sta vicino al danzatore.

In Italia un’emozione profonda similare è possibile nell’isola di Stromboli, il cui vulcano continua la sua attività sismica da più di 2.500 anni. E’ stato recentemente riaperto un sentiero fra terrazzamenti di capperi, uve malvasie e scorie incandescenti che arriva al Pizzo dello Stromboli da cui si dominano i crateri sottostanti.

Gli spazi della sacralità sono dentro di noi. Trovarli, attraverso il cammino e la scoperta della natura, diventa un percorso di vita. Potenziarli, attraverso la meditazione, significa ridefinire la nostra posizione nel mondo.

Giorgio Cascone 
Blue Line T.O.
info@tasinviaggi.it

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