Se tessere nuove reti è fare bene comune

«In una rete da pesca tutti i nodi sono punti di forza e tutte le maglie si rafforzano lavorando insieme: la stessa cosa avviene nelle relazioni tra uomini, se sono guidate dalla ricerca e dalla condivisione del bene per tutti». Pia Cittadini, presidente dell’omonima azienda bresciana diventata leader mondiale nella produzione di reti per l’industria della pesca, continua a testimoniare i valori e la filosofia che hanno contraddistinto ottant’anni di storia aziendale e un’intera vita con il marito Giovanni, scomparso nel 2013 dopo aver costruito insieme una grande famiglia, un’azienda di successo e una rete solidale che opera anche dall’altra parte del globo. Fondata a Sulzano nel 1933 per la produzione delle reti utilizzate dai pescatori del Lago d’Iseo, la Cittadini opera dal 1980 a Paderno Franciacorta, occupando una settantina di dipendenti.

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«Nel settore tessile le crisi sono cicliche. Già negli anni Novanta noi siamo stati colpiti dalla concorrenza cinese, inondati di merce importata di bassa qualità che ha rovinato il mercato. Avremmo dovuto chiudere oppure cercare di resistere reinventando l’azienda: mio marito, ideatore di tante soluzioni innovative, ha voluto rimanere sul territorio dove avevamo cominciato, per senso di responsabilità verso i dipendenti e le loro famiglie. Ecco perché al centro c’è sempre il capitale umano». Così la Cittadini è tornata a crescere, ampliando la gamma dei prodotti a settori come l’agricoltura, l’edilizia e l’industria. Sono state avviate anche linee produttive specializzate per la lavorazione di cucirini industriali, filati per tessiture e usi tecnici, corde e trecce, che trovano impiego in nicchie di alta gamma come il fashion e l’automotive.

«Le nostre reti, opportunamente tinte, stampate o ricamate, hanno sfilato in forma di abiti di lusso sulle passerelle delle più grandi griffes dell’alta moda. E vengono utilizzate anche da alcune case automobilistiche tedesche per la creazione delle reticelle porta-oggetti», racconta Pia, che condivide con tre dei cinque figli la governance e lo sviluppo dell’azienda. Chiuso il 2015 a quota 9 milioni di euro di fatturato, la Cittadini ha aperto il 2016 con un +60% nel primo semestre, grazie al boom di ordinativi dal mercato mondiale dell’allevamento ittico, per il quale l’azienda bresciana ha sviluppato una rete con una fibra esclusiva ad altissima resistenza, utilizzata nella fabbricazione delle gabbie per l’acquacoltura.

La rete continua così a essere il simbolo del modello valoriale e di sviluppo di questa piccola impresa manifatturiera, segnata dalla testimonianza umana e di fede di Giovanni Cittadini: «I principi posti da mio marito alla base della gestione aziendale, cioè il senso di responsabilità, condivisione, sacrificio e dignità del lavoro, si ritrovano nella dottrina sociale della Chiesa cattolica, nel concetto del “nodo” come centralità della persona e come scelta etica di costruzione del bene comune, da trasferire nella conduzione quotidiana dell’impresa. Lo ha ricordato papa Francesco parlando di “umanesimo del lavoro”. Noi lo traduciamo e applichiamo anche in progetti innovativi di welfare aziendale, con politiche di conciliazione del tempo casa-lavoro soprattutto per il personale femminile», conclude Pia Cittadini. Una condivisione solidale di rapporti – le famose “maglie” della rete – che ha valicato i confini del bresciano per concretizzarsi in un progetto realizzato nel 2008 in India, presso un villaggio che era stato devastato dallo tsunami del 2004. Insieme alla Fondazione Tovini e alla Regione Lombardia, la Cittadini ha costruito un retificio per riavviare l’economia locale della pesca: le donne rimaste vedove sono state formate nello stabilimento di Paderno Franciacorta e hanno potuto ricominciare a vivere da protagoniste, scegliendo per la loro fabbrica il nome “Sangaman”, che in lingua indi significa “tutti insieme”. Proprio come i nodi di una rete.

 

Daniele Garavaglia
 
 
 
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