Un giorno devi andare

Un film in programmazione in questi giorni, certamente un pò secondario e defilato rispetto alle pellicole di richiamo, agli spettacolari effetti speciali, animazione, 3d e D-Max, che tocca oltretutto delle tematiche di vita che sono nella storia quotidiana di ciascuno di noi, domande senza risposta rimandate sempre ad un domani, che definiremo più avanti, quando avremo il tempo di farlo, SE avremo il tempo di farlo…

Non è tanto l’aspetto cinematografico, la regia semplice e lineare, il ritmo silenzioso o la trama poco esplosiva: ci sono elementi che emergono da questo documentario di vita e vanno molto oltre il tradizionale aspetto della comunicativa audiovisiva.

Lo spazio, questo grande spazio vuoto e quasi desertico, le lagune umide e sconfinate, canali e vegetazione in cui dimorano quella apparente miseria della foresta amazzonica popolata da indios semiprimordiali, anime terrene legate alla terra, ai sapori e agli odori della tribù, della comunità, dell’insieme armonico in un profondo rapporto natura-uomo-vita.

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Difficile da capire, cogliere e soprattutto accettare, ma il viaggio non è necessariamente esteriore, tutti volano sulle ali della propria fantasia in un territorio senza orizzonti, poi semplicemente ci limitiamo ad abitare, presenziare, recitare un ruolo sociale ricco di benefici, agi, comodità, lussi e inutilità di vario genere da pagare a caro prezzo, beni completamente superflui che corrodono le nostre esigenze di libertà per relegarci in un minuscolo habitat metropolitano, civilizzato, industrializzato, dove tutto è programmato, preconfezionato, predeterminato, predefinito e soprattutto costoso.

Si paga per muoverci, spostarci, mangiare, scaldarci, persino per divertirci… e siccome il fisico ha bisogno di azione ecco che si paga persino il movimento, non serve passeggiare gratuitamente perchè è più tonificante intrappolarsi in una palestra dove i muscoli sono allenati schematicamente, con disciplina, ordine e metodo. Mangiare deve seguire decine, centinaia di regole, dagli abbinamenti alimentari alle proteine, vitamine, saccaridi e glucosi, glutine e lattosio, calorie da controllare, vizi da cui difendersi, acqua imbottigliata, frutta sciroppata, surgelati, congelati, precotti, semifreddi, impanati o impastellati, conservati o sottovuoto.

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Per guardarsi l’un l’altro e misurarci, confrontarci per vedere se siamo in forma, se siamo belli, in linea, senza peli superflui e con i capelli in ordine, ben vestiti e con l’auto pulita, intonati, di classe, eleganti, snob, affascinanti, mistici, sognanti, artistici o manageriali, affermati o in cerca di affermazione, sempre puntando qualcosa che dia onorificenza e valore aggiunto al nostro essere: un titolo, un diploma, un corso, una specializzazione, una lingua estera o la possibilità di imparare gli ultimi innovativi esercizi di respirazione cinese, meditazione giamaicana, camminata nordica, ascoltando le sacre parole del dalai lama o quelle un pò meno sacre di Barack Obama, o le facezie disarmanti dei presunti politici che hanno un solo gioco, un solo scopo e non è certo l’interesse e il bene della nazione.

C’è uno spazio diverso in cui evadere, scegliere e determinarsi, viversi e realizzarsi.

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Nella simbologia della semplicità si racchiude un profondo segreto di vita che può dare forma ad una abbondanza molto più grande della ricchezza economica, un titolo prestigioso che pochi, pochissimi possono avere perchè non se ne conosce l’esistenza, la si percepisce nei profumi dell’aria, nei dipinti del cielo, nei raggi di sole, nei colori della primavera. Ma è difficile coglierla, per questo bisogna andare dal dottore, dal medico, dallo psicologo, dal farneticologo, fare cure, ricerche del proprio malessere e girovagare all’infinito senza meta, senza speranza di un’uscita perchè uscirne significa andarsene, riformarsi, ricrearsi, ri-esistere.

Una resurrezione interiore che spaventa e allontana i desideri relegandoli nella fornace del peccato, dell’ordine prestabilito, dei doveri e dell’umiltà. A testa bassa bisogna evitare di guardare in alto, non alzate gli occhi al cielo perchè potreste carpire il magico segreto della semplicità, trovare quelle risposte che non troverete sull’asfalto o sui ciottolati, sui tombini o sotto i binari del tram, del treno, restate lì, al semaforo che sarà sempre rosso, strade a senso unico e senza via di uscita perchè lassù, dove volano le ali dell’amore, potrete giungere solamente in aeroplano, senso vietato, vicolo cieco, parcheggio proibito, regolamenti, regolamentatevi e adattatevi perchè fuori da qui c’è il nulla, vi mancherà tutto, questa è la vostra scatola, vi protegge, qui avete tutto, come potete rinunciare al tutto, come potete?

Non lo farete. Non lo farò, non lo farai.

Qualcuno lo fa.

Ed entra nell’essere, nel vivere e nell’esistere, armonizza con le grandi armonie, musica nella musica, cuore nell’universo, nel silenzio, nell’insieme, come goccia del proprio mare, fiore di prateria, un giorno devi andare… senza lasciare nulla che non sia il vuoto riempito di cose vuote, materie, materiali, pesi, rifiuti, ingombranti e indifferenziati, tossici e non smaltibili.

Comunque sia, un giorno devi andare.

Tutti, un giorno, devono andare.

Puoi scegliere di farlo per via biologica aspettando il tuo ultimo giorno.

O di farlo prima, per dare un senso di vita alla grande vita che in qualunque momento puoi scegliere di vivere.

Non occorre la nave, l’aereo, l’automobile, il fuoristrada.

Devi solamente aprire gli occhi, alzare lo sguardo al cielo…

Un giorno devi andare
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